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: SPECIALE - WES CRAVEN :
Un regista da incubo!
di Roberto Giacomelli


Wes CravenWes Craven è uno dei maggiori esponenti del new horror cinematografico, regista che insieme a John Carpenter, George A. Romero, Tobe Hooper e David Cronenberg, ha dettato le regole per la costruzione di un cinema del brivido radicato nel sociale, capace di scuotere gli animi già iniziati da fervori socio-politici degli spettatori degli anni ’70 e adattarli ad un nuovo modo di fare e fruire cinema, grottesco e disturbante, violento e controverso, unanimemente considerato “post-moderno”.
Wesley Earl Craven (il suo nome per intero) nasce nel 1939 a Cleveland, Ohio, e per circa venti anni cresce in un ambiente battista fondamentalista, sottoposto ad un’educazione rigida che lo tiene lontano da qualunque piacere della vita, compresi i media tecno-culturali. Una delle svolte fondamentali nella sua vita noiosa e bigotta avviene il giorno in cui il giovane Wes marina il college e si intrufola curioso in una sala cinematografica in cui si proietta “Il buio oltre la siepe” di Robert Mulligan: fu amore a prima vista! Da quel giorno la sua vita cambiò, si rese conto che l’ambiente in cui viveva non era adatto a lui e ben presto abbandonò la famiglia e cercò di recuperare il tempo perduto dedicandosi alla musica rock, alla visione di molte opere cinematografiche e conseguendo un master in filosofia alla Hopkins University.
Iniziata una carriera come insegnate, sposato e con due figli, un ulteriore cambiamento radicale nella vita di Wes Craven avverrà superata la soglia dei trent’anni, quando abbandona la professione di insegnante e si fa assumere come fattorino in una casa di post-produzione cinematografica. Divenuto montatore, lavora a documentari, spot televisivi e film porno, finché un giorno la sua strada incrocia quella di un altro aspirante filmaker, Sean S. Cunningham, futuro papà della famosa e longeva saga “Venerdì 13”. Dal loro incontro nasce l'ultima casa a sinistraprima un porno soft, Together (1971) e poi L’ultima casa a sinistra nel 1972, shock movie iniziatore del filone horror “rape & revenge”, per la cui realizzazione Craven trasse ispirazione da “La fontana della vergine” (1959) di Ingmar Bergman. La pellicola, che narra le atroci gesta compiute da una banda di criminali che seviziano e uccidono una coppia di ragazzine per poi finire a loro volta massacrati dai familiari di una di loro, fu un buon successo commerciale e aprì la strada nel mondo dell’horror al futuro papà di Freddy Krueger. L’aria malsana, lo stile documentaristico e la violenza brutale saranno caratteristiche anche del secondo successo horror di Craven: Le colline hanno gli occhi. L’anno è il 1977 e per questo cannibal movie Craven collabora con un altro amico conosciuto durante il periodo passato nella casa di post-produzione, il produttore Peter Locke. “Le colline hanno gli occhi” è un adattamento di una storia realmente accaduta nell’Inghilterra del ‘700 e si fa forte indubbiamente sul successo del film di HooperNon aprite quella porta” che, in linea di massima, tratta tematiche molto simili. Nel film di Craven seguiamo le sorti di una famiglia rimasta con l’auto in panne nel bel mezzo di un deserto in cui l’esercito ha condotto strani esperimenti che hanno dato vita ad le colline hanno gli occhiuna famiglia di sanguinari cannibali; la famiglia borghese dovrà regredire allo stato animale per poter sopravvivere alla fame dei loro carnefici. Anche in questo caso Craven fece centro e, insieme a Locke, tentò la carta del sequel nel 1985 con Le colline hanno gli occhi 2, un film mal riuscito e commercialmente disastroso che nel progetto iniziale doveva comprendere un ulteriore capitolo, il quale vide la luce nel 1995 con The Outpost (conosciuto anche come Mind Ripper), in cui Craven compare come produttore esecutivo e che non ha più nulla a che fare con la storia della famiglia cannibale.
Dopo i suoi due fortunati film d’esordio, Craven fu notato anche dalle majors che lo coinvolsero in una serie di film molto lontani dal suo stile rozzo e allucinato emerso nei film precedenti: si tratta di quattro pellicole (due per la tv, due per il cinema) che ben poco conto hanno nel suo iter filmico. Il televisivo Summer of fear (1978), storia di una ragazza (Linda Blair) perseguitata da una misteriosa strega; Benedizione mortale (1981), film ambiento in una comunità religiosa contraria al progresso tecnologico stravolta dalla presenza di un demone sanguinario; il ridicolo Il mostro della palude (1982), disastrosa trasposizione cinematografica del fumetto DC “Swamp Thing”; infine un altro lavoro televisivo Invito all’inferno (1984), inutile e noiosa storia di un elegante club che funge da porta per gli inferi.
summer of fearMa il 1984 è anche l’anno d’esordio della sua più celebre e fortunata creazione: Freddy Krueger. L’uomo nero icona dell’horror anni ’80, protagonista di uno dei capisaldi della storia del cinema horror, nonché uno dei film più riusciti dello stesso Craven: Nightmare – Dal profondo della notte. La pellicola purtroppo non farà la fortuna del regista ma della casa di produzione New Line, a cui Craven aveva ceduto i diritti di sfruttamento della storia. Così il buon vecchio Wes vedrà stravolgere il suo boogeyman con il passar degli anni e dei sequel, vedrà circolare gadget, cereali, magliette senza essere coinvolto nei progetti se non come co-sceneggiatore e produttore esecutivo del terzo capitolo della saga “Nightmare 3 – i guerrieri del sogno” (A Night mare on Elm Street 3: Dream Warriors, 1987), fino a rientrare in possesso del suo personaggio nel 1994 con Nightmare - Nuovo incubo, settimo e riuscitissimo capitolo che riporta in scena i personaggi del primo film e tratteggia un Freddy Krueger spietato e pauroso come alle origini, ben lontano dal personaggio grottesco e fumettistico in cui era degenerato negli altri film della serie.
NightmareDopo l’exploit di “Nightmare”, Craven torna a lavorare per il piccolo schermo con il thriller Chiller – Sonno di ghiaccio (1985), storia di uno scienziato ibernato che si risveglia dopo dieci anni; con un episodio multiplo della serie “Ai confini della realtà” e il corto per la Disney Casebusters (1986). Nel 1986 Craven firma la regia di un film per la Warner Bros Dovevi essere morta, gradevole variazione sul mito di Frankenstein in salsa teen, in cui un ragazzo riporta in vita la sua amata innestandole nel cervello il chip di un robot, ma una volta resuscitata la ragazza si trasforma in una macchina assassina. Giunge il 1988 e Craven si occupa della regia e della sceneggiatura di uno dei suoi incubi più riusciti: Il serpente e l’arcobaleno. Il film, ispirato ai diari dell’antropologo Wade Davis, racconta di riti voodoo e del mito degli zombies in maniera realistica, condendo il tutto con le violente guerre civili che hanno infiammato Haiti nell’arco della sua storia politica. È sicuramente il film più politico e “impegnato” dell’intera filmografia del regista e, pur essendo stato molto apprezzato dalla critica, fu un flop commerciale. Allora il regista torna al sicuro nel 1989 con il suo film successivo Sotto shock, in cui tenta di creare un nuovo serial killer che sia all’altezza del suo fortunato Freddy Krueger, ma in parte fallisce, perché Horance Pinker non ha la personalità e il carisma di Krueger e il film, che vede un elettrotecnico killer che torna dalla morte sotto forma di energia elettrica dopo essere stato giustiziato, anche se avvincente è un po’ debole e poco originale.
il serpente e l'arcobalenoAncora un’esperienza televisiva segnerà la sua carriera: Night Visions (in Italia “Omicidi a forma di stella”) del 1990, il pilot per un serial della NBC incentrato sulla caccia ai serial killer compiuta da un detective della omicidi e da una psicologa con facoltà paranormali. Data la tiepida accoglienza del pilot, il progetto rimase inattuato per molti anni, fino ad essere ripreso nel 2001, solo nel titolo, con un serial simile a “Ai confini della realtà”.
La sua ultima impresa televisiva risale al ’92, quando accetta per la NBC di scrivere, produrre e dirigere la serie tv Nightmare Cafè; ma fu un grandissimo flop tanto da essere sospeso subito dopo i primi sei episodi. Da allora Craven si è tenuto ben lontano dai lavori per il tubo catodico. Ma la sua lunga lista di film continua con il bellissimo ma sottovalutato La casa nera, del 1991, una fiaba nerissima che ci presenta una nuova e terribilissima famiglia (dopo “L’ultima casa a sinistra” e “Le colline hanno gli occhi”) composta da due fratelli incestuosi che rapiscono bambini per trovare un “figlio perfetto”, ma il problema è che questi bambini o parlano, o vedono, o sentono troppo, finendo così mutilati delle parti la casa neraree dell’azione. Il film è ispirato ad un fatto realmente accaduto e presenta dei forti connotati politici e di critica sociale, tanto cari al Craven vecchia maniera.
Dopo il rilancio nell’olimpo dei successi commerciali con “Nightmare - Nuovo incubo”, che è piaciuto anche alla critica e gli ha dato una rivincita nei confronti della New Line, Craven viene contattato dall’uomo dalla risata contagiosa beniamino dei botteghini Eddie Murphy che, per la distribuzione Paramount, gli affida nel 1995 la regia di Vampiro a Brooklyn, tentativo riuscito solo in parte di mixare il mito del vampiro stokeriano con la commedia grossolana tipica dei film con Murphy (che come di sua abitudine si diverte ad interpretare più personaggi) tentando, inoltre, di omaggiare pellicole tipiche della blaxploitation anni ‘70, “Blacula” su tutti. Ma questo film risulta di scarso appeal verso il pubblico e così lo scoraggiato Craven si affida alla casa di produzione Miramax e al giovane sceneggiatore Kevin Williamson, insieme ai quali nel 1996 confeziona uno dei suoi film più riusciti, nonché uno dei commercialmente più fortunati: Scream. Grazie ad una riuscitissima commissione tra teen horror e commedia, che spesso sfocia nell’auto parodia, oltre che ad un gioco metacinematografico originale (ma già anticipato dallo stesso Craven nel precedente “Nightmare - Nuovo incubo”) e piacevole, “Scream” viene consacrato a cult movie dal pubblico e lodato anche dalla critica; inoltre riesce a donare nuova linfa vitale al genere horror, dato per spacciato a causa dell’ esiguità e della qualità medio bassa delle pellicole distribuite nella prima metà screamdegli anni ’90. Come è noto, “Scream” narra la storia di un killer mascherato e cinefilo che terrorizza la comunità di Woodsboro, prendendo di mira specialmente la giovane Sidney Prescott (ruolo che ha lanciato Neve Campbell nell’universo delle star di Hollywood). Gli stessi protagonisti tornano anche nei due sequel diretti sempre da Craven: Scream 2 (1997) e Scream 3 (2000), godibili seppur lontanissimi in quanto a qualità dal prototipo. Nel 1997 Craven avvia anche una fortunata carriera da produttore esecutivo per una serie di pellicole che vedono il suo nome sulla locandina a caratteri più evidenti del titolo del film stesso; tra i film da lui prodotti ricordiamo: “Wishmaster” (1997), “Carnival of Souls” (1998), “Vertigini – Don’t Look Now” (1998), “Dracula’s legacy – Il fascino del male” (2000), “They – Incubi dal mondo delle ombre” (2002), “The Breed” (2005), il remake di “Le colline hanno gli occhi” ( 2006 ), “Le colline hanno gli occhi 2” ( 2007 ) e il remake di “L’ultima casa a sinistra” (2009).
screamWes Craven, da sempre catalogato regista di genere, nel ’99 decide di sfidare il suo appellativo di “maestro dell’horror” e confeziona un film drammatico con Meryl Streep nei panni di un’insegnante di violino che tenta di portare l’amore per la sua disciplina tra i ragazzini ribelli di Harlem; il film in questione è La musica del cuore, un disastro commerciale che ha sconcertato i fan del regista, passando totalmente inosservato nelle sale. In parte Craven si riscatta da questo fallimento dirigendo uno dei venti segmenti dell’apprezzato film corale Paris, je t’aime (2005); il suo corto si intitola “Père-Lanchaise” e porta in scena una piccola riflessione sull’importanza dell’ironia nelle relazioni di coppia, scomodando addirittura il fantasma di Oscar Wilde.
In cerca di una buona storia da portare sul grande schermo, Craven aspetta il 2004 per rispolverare il mito dell’uomo lupo con una pellicola, Cursed – Il maleficio, che vede per l’ennesima volta la sua collaborazione con Williamson (sceneggiatura), Miramax (produzione e distribuzione) e Marco Beltrami (musiche). “Cursed” ha una genesi travagliatissima con innumerevoli variazioni di sceneggiatura (che causano l’entrata e l’uscita di attori dal cast) e il plateale malcontento dello stesso Craven che si dichiara manipolato dalla Miramax. Malgrado tutto il film, che racconta la storia di fratello e sorella i quali, dopo essere stati morsi da un grande lupo, si trasformano progressivamente in licantropi, risulta gradevole e il continuo gioco cinefilo condotto ancora una cursed - il maleficiovolta da Williamson diverte. Segue il thriller ad alta quota Red Eye, che vede protagonista un carismatico killer (Cillian Murphy) che coinvolge una ragazza incontrata sull’aereo (Rachel McAdams) nell’omicidio di un uomo di potere. È la prima volta che Craven affronta il thriller puro senza elementi orrorifici e il risultato è senz’altro gradevole, grazie alla riuscita di un b-movie teso e ben condotto, anche se i botteghini non lo hanno premiato. Con “Red eye” si è trattato soprattutto di voler fuggire dall’opprimente ambiente della Dimension/Miramax a cui Craven era legato da contratto fin dai tempi di “Scream”.
Siamo ormai giunti alla conclusione di questo iter nella bio-filmografia di Wes Craven, un regista che ha dimostrato in più occasioni di saper analizzare con estro e sensibilità nelle sue pellicole la condizione socio-culturale del paese in cui vive (ma non solo! Vedi “Il serpente e l’arcobaleno”), donando al panorama cinematografico delle pellicole ormai passate alla storia. Nella sua ricca filmografia, inoltre, si possono individuare delle linee conduttrici che permettono di riscontrare nelle sue pellicole delle tematiche che ricorrono frequentemente: la degenerazione dell’istituzione familiare, inquadrata come levatrice di mostri e incubatrice di deviazioni psicotiche (tema che emerge soprattutto in “L’ultima nightmare - nuovo incubocasa a sinistra”, “Le colline hanno gli occhi”, “La casa nera”, “Dovevi essere morta”, “Scream 2”); la ridicolizzazione delle forze dell’ordine, che nei suoi film appaiono sempre ottuse e inutili, nonché d’intralcio alla risoluzione dell’intreccio (esempi lampanti sono lo sceriffo e il suo vice in “L’ultima casa a sinistra”; John Saxon, poliziotto e padre ottuso di Nancy in “Nightmare – Dal profondo della notte”; l’agente Linus - David Acquette - in “Scream”).
Infine, vera e propria firma nei suoi film sono le sequenze oniriche, rintracciabili fin dal suo primi film (la sequenza dello scalpello sui denti in “L’ultima casa a red eyesinistra”) e protagoniste assolute di “Nightmare”.
Ormai il tempo d’oro di Wes Craven sembra comunque terminato, così come è accaduto ai suoi illustri colleghi che hanno dato vita all’horror postmoderno; il suo estro nella creazione di horror sociali sembra aver ceduto il passo alla voglia di ri-fare i suoi stessi lavori per scopi spesso puramente commerciali, principalmente in veste di produttore (oltre all’imminente “L’ultima casa a sinistra” è stato annunciato anche un rifacimento di “Sotto Shock”), anche se il progetto su cui attualmente sta lavorando come regista, tale 25/8, sembra voler riportare alla memoria le sue storie di maggior successo ambientate in piccole comunità sconvolte dalle incursioni di un Uomo nero.
Il fan dell’horror ricorderà sempre e comunque le sue creature più originali e riuscite e se, con i suoi nuovi lavori, ci giungerà un ulteriore incubo da aggiungere alla sua ricchissima filmografia di cult, beh…non può essere che un piacere!

Filmografia:
1971 – Together
1972 – L’ultima casa a sinistra (The Last House on the Left)
1977 – Le colline hanno gli occhi (The Hills Have Eyes)
1978 – Summer of fear (aka Starger in Our House)
1981 – Benedizione mortale (Deadly Blessing)
1982 – Il mostro della palude (Swamp Thing)
1984 – Invito all’inferno (Invitation to Hell)
Nightmare – Dal profondo della notte (A Nightmare on Elm Street)
1985 – Chiller: sonno di ghiaccio (Chiller)
Le colline hanno gli occhi 2 (The Hills Have Eyes Part II)
Ai confini della realtà (Twilight Zone) (5 episodi, Tv serie)
1986 – Casebusters
Dovevi essere morta (Deadly Friend)
1988 – Il serpente e l’arcobaleno (The Serpent and the Rainbow)
1989 – Sotto Shock (Shocker)
1990 – Night Visions: Omicidi a forma di stella (Night Visions)
1991 – La casa nera (The People Under the Stairs)
1992 – Nightmare Cafè (Tv serie)
1994 – Nightmare nuovo incubo (Wes Craven’s New Nightmare)
1995 – Vampiro a Brooklyn (Vampire in Brooklyn)
1996 – Scream
1997 – Scream 2
1999 – La musica del cuore (Music of the Heart)
2000 – Scream 3
2004 – Cursed: Il maleficio (Cursed)
2005 – Red Eye
Paris, je t’aime (segmento Père-Lanchaise)
2009 – 25/8



Bibliografia essenziale:
“Wes Craven. Il buio oltre la siepe”, Danilo Arona, Falsopiano, 1999