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: SPECIALE - BEAST MOVIE :
Quando l’uomo non è più al vertice della catena alimentare
di Roberto Giacomelli


"Il cinema del terrore ha affrontato tante tematiche, reali e soprannaturali, ha esplorato le zone più oscure dell’animo umano, ha mostrato le più brutali e indicibili efferatezze e ha reso temibili gli esseri più impensabili: perfino le formiche! Infatti se l’umanità avesse a che fare con formiche grandi come carri armati, generate da misteriose radiazioni, sicuramente si sconvolgerebbe l’ordine della catena alimentare. Ciò è quanto succede nel cult diretto da Gordon Douglas nel 1954 “Assalto alla Terra”, con il quale si può approssimativamente indicare l’inaugurazione del fortunato filone dei Beast movies. Nel caso di “Assalto alla Terra” non si può parlare di horror vero e proprio, così come con tutta una serie di Monster movies che, tra gli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda, hanno affollato gli schermi cinematografici di mezzo mondo. I Beast movies dell’epoca, molto più vicini alla fantascienza, erano un chiaro riflesso delle paure e delle insicurezze in cui versava l’umanità sconvolta dalla situazione socio-politica di quegli anni; così l’immaginario collettivo attribuiva alle radiazioni provocate dalle armi nucleari la creazione di mostri dalle dimensioni smisurate, il più delle volte semplici animali mutanti, che colpiscono l’umanità con una furia vendicativa, quasi biblica, per punirlo dell’amoralità che contraddistingueva l’epoca moderna.
Gli uccelliDurante tutta la seconda metà degli anni ’50 possiamo assistere ad una vera invasione di animali assassini in una fortunata serie di pellicole che mostrano una fauna letale che va dalle citate formiche ai ragni giganti (“Taratola” di Jack Arnold del 1955 e “La vendetta del ragno nero” di Bert J. Gordon del 1958), fino alle api assassine ( “Il pianeta l’inferno è verde” di Kenneth G. Crane del 1957 ) o gli scorpioni giganti (“Lo scorpione nero” di Edward Ludwing del 1957), passando per improbabili granchi mostruosi (“Attack of the crab monsters” di Roger Corman del 1956) e mega cavallette (“Beginning of the End” di Bert I. Gordon del 1957).
Dopo un decennio di divertenti Beast movies radioattivi piuttosto ripetitivi ma irresistibili, un’ondata di freschezza entra di prepotenza dall’ingresso principale grazie ad una pellicola che ha rivoluzionato e gettato le basi per il Beast movie di stampo post-moderno: “Gli uccelli”. Nella fondamentale pellicola diretta nel 1963 da Alfred Hitchcock e ispirata al racconto breve di Daphne De MaurierThe Birds”, si abbandona il taglio socio-fanta-politico delle precedenti pellicole degli anni ’50 e si sceglie un’impostazione drammatica e più realistica che decreterà la fortuna del genere. Nel film di Hitchcock si narra di un inspiegabile rivolta di tutti i pennuti contro la razza umana nella cittadina costiera di Bodega Bay; i feroci attacchi degli uccelli non hanno una spiegazione logica, sono quasi l’annuncio di un’imminente apocalisse e il finale aperto con cui si conclude il film non fornisce allo spettatore alcun appiglio su cui fondare la certezza che la storia sia realmente conclusa. Infatti “Gli uccelli” vanta due fiacchi sequel: l’apocrifo “Uccelli 2 – La paura” (in originale “El ataque de los pàjaros”), diretto nel 1987 da Renè Cardona Jr. e il sequel ufficiale prodotto per la tv via cavo nel 1994 e diretto da Rick
RosenthalGli uccelli 2”, in cui torna anche la protagonista del film del ’63, interpretata ancora da Tippi Herden. Immancabilmente il film di Hitchcock, oltre ai seguiti, ha dato vita ad inutili tentativi di imitazione, ma ha generato anche curiose contaminazioni con l’horror zombesco in “Killing birds – Raptors” (1987) di Claudio Lattanzi, e anche simpatici omaggi, come accade nella versione per il grande schermo del romanzo di Stephen KingLa metà oscura”, diretta nel 1992 da George A. Romero, in cui assistiamo, nel finale, ad uno spettacolare attacco di passeri.
Malgrado il buon successo di pubblico del film di Hitchcock, nel lustro immediatamente successivo non ci saranno considerevoli esempi nel campo del Beast movie, con la sola eccezione di “Il mistero dell’isola dei gabbiani” (1967) di Freddie Francis, in cui compare uno sciame di letali api. Bisognerà dunque aspettare gli inizi del decennio successivo per ammirare le gesta di improbabili conigli giganti nell’ingenuo ma divertente “La notte della lunga paura” (1972) di William F. Claxon; per assistere ad una noiosa rivolta di anfibi e rettili nell’ecologico “Frogs” (1972) di George McGowan; per guardare i letali effetti provocati dagli scarabei piromani di “Bug – Insetto di fuoco” (1975) di Jeannot Szwarc.
lo squaloSiamo giunti al 1975, data fatidica per il Beast movie, poiché vede esordire nelle sale il “re” di tutti i film con gli animali assassini, la pellicola che ha avuto il maggior numero di seguiti e cloni nel filone qui trattato: “Lo squalo”. L’enorme successo commerciale del capolavoro che Spielberg ha tratto dall’omonimo romanzo di Peter Benchley ha definitivamente sdoganato il Beast movie, inaugurando inoltre il prolifico sotto-filone acquatico che ancora oggi vanta un numero considerevole di pellicole. Il titanico scontro tra lo sceriffo di Amity (interpretato da un Roy Scheider in grande forma) e il gigantesco squalo bianco ha generato tre sequel (di cui solo “Lo squalo 2”, diretto da Jeannot Szwarc nel 1978, si lascia ricordare) e molte imitazioni, tra cui il gradevole “L’orca assassina” (1977) di Michael Anderson e i nostrani “L’ultimo squalo” (1980) di Enzo G. Castellari, “Shark – Rosso nell’oceano” (1984) di Lamberto Bava, “Deep Blood – Sangue negli abissi” (1990) di Joe D’Amato e il disastroso “Cruel jaws” (1995) di Bruno Mattei.
Il fortunato filone acquatico prosegue con altre minacce quali i piranha, protagonisti del bel film di Joe DantePiranha” del 1978 (rifatto per la tv nel 1993 con “Piranha: la morte viene dall’acqua”), del suo sequel “Piranha paura” (1981) di James Cameron e di “Killer Fish – Agguato sul fondo” (1978) di Antonio Margheriti. Ma non mancheranno neanche le piovre giganti nel tedioso “Tentacoli” (1977) di Ovidio Assontis che ritornano nel recente e trascurabile “Octopuss – La piovra” (1998) e nel suo disastroso sequel “Octopuss 2 – Il fiume della paura” (2004), nonché nella miniserie per la tv “The Beasts – Abissi di paura” (1996) di Jeff Bleckner.
Gli anni ’70 hanno avuto il merito di lanciare, oltre al già citato filone acquatico, anche altri sotto-filoni ferini, tra cui quello dedicato alle api, che annovera pellicole come “Killer Bees” (1974) di Curtis Harrington, “Bees – Lo sciame che uccide” (1976) di Bruce Geller, ma soprattutto “Swarm” (1978) di Irwin Allen, Beast movie
lo squaload alto budget che comprende un cast ricco di attori da blockbuster e che ha dato vita, in anni recenti, anche ad una miriade di finti sequel televisivi. Considerevole è anche il filone dedicato ai roditori domestici, il cui iniziatore è “Willard e i topi” (1972) di Daniel Mann, che narra l’originale storia di un disadattato che ammaestra un’orda di topi e le usa per le sue vendette personali. Il film di Mann avrà un sequel “L’ultima carica di Ben”, dello stesso anno, e un remake “Willard” (2003) diretto da Glen Morgan.
Ma le pellicole sugli animali assassini negli anni ’70 non si esauriscono qui! Torneranno le formiche killer (stavolta a grandezza realistica) in “Fase IV: distruzione Terra” (1974) di Saul Bass; i vermi crescono e diventano aggressivi a causa di una scarica elettrica in “Squirm – I carnivori venuti dalla savana” (1976) di Jeff Lieberman; un orso miete vittime in un parco nazionale in “Grizzly – L’orso che uccide” (1976) di William Girdler; un branco di cani randagi semina il terrore tra gli abitanti di un isola nel bel film di Robert ClouseIl branco” (1978); i pipistrelli fanno razzia di bestiame e allevatori in “Ali nella notte” (1979) di Arthur Miller e una pericolosa caccia al bufalo vede coinvolto Charles Bronson in “Sfida a White Buffalo” (1977) di J. Lee Thompson. Finché tutta una serie di diversi predatori minaccia l’uomo: pantere (“La pantera assassina” di Lee Madden), tigri (“Maneater” di Vince Edwards"), linci (“Claws” di Alan Nathanson) e leoni (“Savage Harvest” di Robert E. Collins e “Roar – Il grande ruggito” di Noel Marshall).
Gli anni ’80 sono contraddistinti da un numero considerevole di pellicole incentrate sulle gesta degli animali killer, per lo più prosecutori dei sotto-filoni iniziati nel decennio precedente. Così tornano orde di topi famelici
in “Occhi nella notte” (1982) di Robert Clouse, in “Di origine sconosciuta” (1983) di George Pan Cosmatos, in “Rats – Notte di terrore”, horror fantascientifico diretto nel 1984 da Bruno Mattei e in “Denti assassini” (1988), sequel topesco di “Il cibo degli dei” diretto da Damian Lee. Lo zoo del terrore datato 80’s è popolato anche da cani che non sono i migliori amici di nessun uomo o perché sono posseduti da spettri vendicativi, come in “Il cane infernale” (1981) di Curtis Harrington, o perché addestrati ad uccidere, come accade in “Cane bianco” (1982) di Samuel Fuller, o perché sono semplicemente idrofobi, come in “Cujo” (1983) di Lewis Teague, tratto dall’omonimo romanzo di King. Ma anche le scimmie non scherzano! Infestano sottoscala rinchiuse in misteriose casse, come accade in uno degli episodi di “Creepshow” (1982) di George A. Romero; poi in alcuni casi sono talmente intelligenti da arrivare a comportarsi come esseri umani, gelosi e violenti, come accade allo scimpanzé “Link” (1986) di Richard Franklin e ad Elle, la scimmia cappuccina protagonista di “Monkey Shines – Esperimento nel terrore” (1988) di George A. Romero. Inoltre un nuovo animale dalla prorompente carica distruttiva viene introdotto nel panorama del Beast movie di stampo acquatico: il rettilone preistorico nella variante di alligatore o coccodrillo, Ratsprotagonista di godibili pellicole come “Alligator” (1980) di Lewis Teague (che genererà un sequel nel 1991 per la regia di John Hess) e “Killer Crocodile” (1989) di Fabrizio De Angelis, seguito, l’anno successivo, da “Killer Crocodile 2” dello specialista degli effetti speciali Giannetto De Rossi. Ma la fauna killer dell’epoca degli yuppies prosegue con gatti (“Black Cat” diretto da Lucio Fulci e “Uninvited” di Graydon Clark), lumache (“Slugs – Vortice di terrore” diretto da Juan Piquer Simon nel 1988), cinghiali (“Razorback: oltreCreepshow l’urlo del demonio” di Russell Mulchay) e serpenti, nell’eccezione del letale black mamba, in due pellicole simili: “Venom” (1981) di Piers Haggard e “Mamba” (1988) di Mario Orfini. E come non citare i vermoni preistorici protagonisti della saga di “Tremors”, iniziata nel 1989 da Ron Underwood e ora arrivata al quarto capitolo!
La prima metà degli anni ’90 prosegue la moda dei Beast movies con uno stampo più spiccatamente realistico (naturalmente rapportando il termine allo standard significativo per l’argomento in questione), confezionando pellicole di buona qualità, come nel caso di “Aracnophobia” (1990) di Frank Marshall, film che ci presenta una letale razza di ragnetti generati dall’accoppiamento di un velenosissimo ragno amazzonico con un più pacifico ragno di campagna; nel caso del gatto nero protagonista dell’omonimo e splatteroso episodio del film “I delitti del gatto nero” (1991) di John Harrison; o in “Ticks – Larve di sangue” (1993) di Tony Randall, divertente e originale splatter movie con fameliche zecche assassine mutanti grandi come topi. Ma questo primo lustro dei ’90 alterna alle perle appena citate anche mediocri e innocui film del calibro di “Il migliore amico dell’uomo” (1992) di John Lafia, versione soft per famiglie del San Bernardo kinghiano; “Artigli” (1991) di John Mc Pherson, film con gatti molto aggressivi, e “La creatura del cimitero” (1990) di Ralph S. Singleton, tratto da un racconto di Stephen King che narra la faticosa impresa da parte di un gruppo
Tremorsdi operai di disinfestare una filiera dai ratti e dal mostruoso topo-pipistrello che li comanda. Si scade poi nel trash con pellicole televisive quali il ridicolo “Marabunta” (1998) di Jim Charleston, con formiche assassine; “Shakma – La scimmia che uccide” (1990) di Hugh Parks, in cui un babbuino iperstimolato con droghe sintetiche dà la caccia ad un gruppo di ricercatori; e l’ennesimo simil Cujo in “Atomic dog” (1998) di Brian Trenchard Smith.
Nella seconda metà degli anni ’90 gli animali assassini non sono più composti da zanne e artigli, ma da pixel, infatti le più moderne tecnologie digitali permettono di sostituire i simpatici pupazzoni che avevamo imparato a conoscere con poco realistiche riproduzioni digitali (poco realistiche perché gran parte di questi film sono produzioni low budget che non possono usufruire degli effetti più credibili), ma nella massa di scadenti prodotti per l’home video come l’inutile saga di “Shark Attack” (tre film, di cui il primo diretto da Bob Misiorowski nel 1998) o l’imbarazzante “Komodo” (1999) di Michael Lantieri, si distinguono anche produzioni più dignitose grazie ai serpenti di “Anaconda” (1997) di Luis Llosa; i mostri tentacolari di “Deep Rising – Presenze dal profondo” (1997) di Stephen Sommers; gli squali geneticamente modificati di “Blu profondo” (1999) di Renny Harlin; i coccodrilli giganti di “Lake placid” (1999) di Steve Miner; ma soprattutto “Mimic” (1997) di Guilliermo Del Toro, in cui una razza di scarafaggi mutanti con la facoltà di imitare le fattezze umane, infestano i sotterranei della Grande Mela. Il film di Del Toro
Ticksvanta anche due sequel, che in quanto a qualità neanche si avvicinano al loro predecessore, anche se si mantengono su territori qualitativamente accettabili. Si può segnalare anche “Bats” (1999), mediocre produzione a medio budget diretto da Luis Morneau, in cui entrano in scena pericolosi pipistrelli ai quali il solito mad doctor ha potenziato le facoltà intellettive.
Giunti nel nuovo millennio il panorama di Beast movie si fa molto ricco, ma purtroppo soprattutto di discutibili pellicole prodotte per il solo mercato dell’home video. Si riesplorano un po’ tutti i filoni già sviluppati negli anni precedenti, mostrando solo una vistosa carenza di idee. Tornano i ragni giganti e assassini in “Spiders” (2000) di Gary Jones,
Crocodileche nel finale omaggia il mitico “Tarantola”, e nel sequel “Spiders II – Invasion of the Spiders” (2001) di Sam Fistenberg; in “Arachnid – Il predatore” (2001) di Jack Sholder compare un pericoloso aracnoide proveniente dallo spazio; ma soprattutto nel parodistico e ben più riuscito “Arac attack – Mostri a otto zampe” (2002) di Elroy Eilkayen. Tornano i topi nel mediocre “Rats” (2003) di Tibor Takacs e nell’altrettanto poco riuscito “Rats – Il morso che uccide” (2004) di John Lafia; i serpenti continuano a strisciare nelle disastrose pellicole “Python” (2000) di Richard Clabaugh, “BOA” (2002) di Phillip J. Roth, “Boa vs Python” (2004) di David Flores, in “Snakeman” (2005) di Allan A. Goldstein, “Komodo vs. Cobra” (2005) di Jim Wynorski e nel più dignitoso “Anaconda – Alla ricerca dell’orchidea maledetta” (2004) di Dwight Little, che però dà vita a due nuovi inguardabili sequel: “Anaconda 3 – La nuova stirpe” e “Anaconda 4 – Scia di sangue”, entrambi di Don E. FautLeRoy e datati 2008. Una menzione a parte va per il thriller-action parodistico “Snakes on a Plane” (2006) di David R. Ellis, in cui il poliziotto Samuel Jackson deve scortare un testimone in un aereo turistico colmo di serpenti velenosi.
Non mancano neanche gli squali, che compaiono in versione extra large in “Megalodon” (2004) di Pat Corbitt e in versione small nel documentaristico e claustrofobico “Open water” (2004) di Chris Kentis. Le acque sono infestate anche da coccodrilli, che tornano in “Crocodile” (2000) di Tobe Hooper e nel suo pessimo sequel “Crocodile 2” (2004) di Gary Haus, nel poco riuscito “Lake Placid 2” (2007) di David Flores e nel riuscito mix
politico-avventuroso “Paura primordiale” (2007) di Michael Katleman, nonché in “Blood surf” (2000) di J.D.R. Hickox. Ma anche una nuova specie di pesci killer fa la sua comparsa nel mondo del cinema, gli snakeheads, che, grazie ad un polmone vestigiale, riescono a sopravvivere fuori dall’acqua, protagonisti di “Creature del terrore” (2003) di Paul Ziller e del divertente “Frankenfish – Pesci mutanti” (2004) di Mark Dippè. Chiudono il cerchio una nuova ondata di animali assortiti che vanno dai cani manipolati geneticamente (“The Breed – La razza del male” di Nicholas Mastandrea e il deludentissimo “Rottweiller” di Brian Yuzna) ai famelici leoni della savana (“Prey – La caccia è aperta” di Darrell Roodt) fino alle incredibili pecore mannare del divertente “Black Sheep – Pecore assassine” di Jonathan King, passando per gli immancabili direct to video che stavolta vanno a pescare minacce ritenute estinte, come il Mammoth, nell’omonimo film diretto da Tim Cox nel 2006, e la tigre con i denti a sciabola, Creature del terroreprotagonista di “Wild – Agguato sulle montagne” e del suo pessimo semi-sequel “Primal Park – Lo zoo del terrore” (conosciuto anche come “Wild 2 – La caccia è aperta”).
Da quanto si può notare dall’analisi svolta in queste righe, il Beast movie ha subito, dalle sue origini fino ad oggi, una sorta di involuzione: pur collocandosi nei territori della più pura e consapevole evasione, è nato come un contenitore socio-antropologico delle paure generate dagli accadimenti politici di metà secolo; si è spostato sul versante drammatico-catastrofico nei ’60 e ’70, confezionando degli ottimi blockbusters che sono entrati a ragione nella storia del cinema; si è consacrato come sottogenere dell’horror puro tra gli ’80 e i ’90, regalandoci alcune pellicole che si fanno ricordare con piacere; infine si è auto imposto per il mercato dell’home video negli ultimi anni, con una serie di evitabilissime produzioni molto vicine all’universo trash.
Quali speranze ci attendono dunque per il futuro? Naturalmente ci auguriamo che questo affascinante sottogenere torni a mordere e graffiare come un tempo.