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Ruggero Deodato, grande gloria del Cannibal Movie all’italiana, ha deciso di riprovarci e di riportare sul grande schermo i sanguinari cannibali che l’hanno reso famoso. Dopo più di dieci anni di inattività cinematografica (ma nel frattempo ha lavorato molto per la televisione) e a 28 anni di distanza dal cult “Cannibal Holocaust”, Deodato ha deciso di fare il ritorno sul grande schermo con quello che è probabilmente uno dei film più attesi dai nostalgici del bel cinema di genere italiano, il nuovo film di cannibali che provvisoriamente è stato battezzato “Cannibals”.
Abbiamo incontrato Ruggero Deodato a fine estate, in occasione del PesarHorrorFest 2008, e ci ha raccontato come procede la lavorazione del suo nuovo film.
Buona lettura!

RG: Cosa può dirci del suo nuovo progetto sui cannibali? Fino a qualche mese fa se ne parlava molto, ricordo il susseguirsi di notizie sul web e la diffusione di una prima brochure che recava il titolo Cannibals, poi si sono un po’ perse le tracce di questo film. Cosa è successo nel frattempo?

RD: Di recente sono rientrato in contatto con il produttore francese André Kobb, un mio vecchio amico che ha acquistato Cannibal Holocaust per la distribuzione in Francia e con il quale è diventato miliardario. Dopo tanti anni mi ha chiamato e mi ha chiesto di fare un altro “Cannibale”, perché ci sono molte richieste. Ora sono due anni che ho scritto la storia, che poi è stata sceneggiata da un’americana (Christine Conradt, ndr), e siamo praticamente al termine. A Cannes dovevamo fare le vendite e abbiamo trovato consensi presso un produttore canadese, oltre a parecchie altre richieste, insomma eravamo tutti soddisfatti…anche la brochure è fatta molto bene e siamo finiti sulle prime pagine di alcuni giornali (Variety, ndr). Finché, quando arrivo a Roma, mi giungono delle notizie che cominciano a complicare le cose. Innanzitutto io avevo detto che non potevo girarlo nel mese di Ottobre, perché ho una serie di spot pubblicitari con un cliente che non voglio perdere, per cui mi hanno detto che avrei dovuto girare ad Agosto e terminare a Settembre. Settembre però è troppo tardi perché tra una cosa e l’altra avrei potuto rischiare di perdere il contratto. Poi un’altra cosa che non mi è piaciuta è che doveva essere abbattuto il budget, così avevano pensato di tagliare una parte che si sarebbe dovuta svolgere nelle Filippine e girare gran parte del film a Ottawa, in Canada. Si tratta di un cannibalismo metropolitano e nelle mie intenzioni si sarebbe dovuto svolgere in più zone del mondo; limitarlo alla sola cittadina di Ottawa non lo trovavo giusto. Hanno tagliato le Filippine soprattutto perché dicevano che i costi sarebbero stati troppo alti per accontentare le richieste dei giovani attori americani, che volevano viaggiare in business class.
Insomma tutte queste cose non mi sono proprio piaciute perché innanzitutto io ho già fatto i sopralluoghi nelle Filippine, anche ammalandomi, e oltre tutto mi hanno fatto il biglietto in turistica…insomma molte cose mi hanno dato fastidio.
Il produttore francese, leggendo la mia lettera di lamentele, ha detto di aver preso atto delle mie richieste e che non è il caso di rovinare la nostra decennale amicizia; insomma farà in modo di procurarsi altri fondi per venire incontro alle mie esigenze. Dunque sto aspettando che il produttore si faccia vivo: è tutto pronto, la sceneggiatura è pronta, i sopralluoghi sono stati fatti e abbiamo trovato delle splendide locations, aspetto solo la loro decisione. Comunque ulteriori tagli non ne faccio, che oltretutto, nelle idee del produttore canadese incontrato a Cannes, il mio film doveva trascinarsi altri filmetti che aveva già acquistato. Beh, no, se il mio film deve essere semplicemente un trascinatore per vendere meglio altri filmetti non lo faccio! Quello che ho concepito non è a grande budget, è a budget limitato, però quello deve essere, di meno non faccio. Se sono d’accordo con me, bene, altrimenti il film non si fa.

RG: Ma noi fan vogliamo un nuovo Cannibal movie e soprattutto vogliamo il ritorno di Deodato al cinema horror!

RD: Nel frattempo sono comunque stato coinvolto anche in altro progetto con Lamberto Bava, Sergio Stivaletti e i fratelli Manetti: si tratta di quattro film diretti da quattro registi differenti, i Masters of Horror italiani. Il mio è tratto da una mia sceneggiatura che si chiama Natas (che letto al contrario fa Satan), è una storia realistica e anche se fa parte di un gruppo di film horror ha meno a che vedere con l’horror vero e proprio…anche perché io non mi definisco un “Master of Horror”, ovvero un regista horror in senso stretto. Anche qui è quasi tutto pronto, la sceneggiatura c’è…mancano da fare i sopralluoghi a Torino, poi non so ancora se comincerò prima le riprese di questo o del Cannibal, è ancora da decidere.

RG: Tornando al film di cannibali, il suo nuovo film si chiamerà Cannibal Holocaust 2? Ovvero si tratta di un sequel o di un film indipendente dal suo predecessore?

RD. Mah, non lo possiamo chiamare Cannibal Holocaust 2 perché ci sono problemi di diritti con lo sfruttamento del titolo…una storia lunga…e per questo momentaneamente si è optato per Cannibals. Comunque ci sono punti in comune con l’altro film, diciamo che si parte dall’ossessione di un uomo, il proprietario di un network, che vuole fare un Cannibal Holocaust 2 dopo aver visionato i filmati dei fatti accaduti nel primo film; quindi ci sono rimandi al film precedente, tanto che ho comprato sei minuti di Cannibal Holocaust proprio perché verranno inseriti in questo nuovo film. Solo che il modo con cui lo vuole ripetere lui lo porta altrove, invece che nella giungla lo porta nelle favelas e da qui si snoda una storia di cannibalismo metropolitano. Infatti lui riceve dei video in cui si compiono degli atti di cannibalismo e crede che provengono dalla giungla, poi indagando scopre che invece si sono svolti nelle favelas. E in tutto ciò è coinvolto anche il figlio dell’operatore scomparso nel primo film, che ha intenzione di scoprire cosa sia realmente accaduto anni prima al padre. Si tratta quindi di una storia abbastanza “forte”.

RG: Siamo giunti oggi ad un punto in cui è molto in voga fare remake di film cult degli anni ’70 e ’80. A lei non è stato proposto di fare un remake a Cannibal Holocaust?


RD: Ma no, come fai a fare il remake di un film che all’epoca della sua uscita è stato spacciato per vero? La grande forza di quel film era proprio il realismo! Significherebbe fare della “finzione” sulla base di un film allora spacciato per vero. Io non lo saprei più fare. C’è chi mi ha copiato, addirittura facendo film che ripropongono scena per scena Cannibal Holocaust in modo imbarazzante…tra l’altro copiando molto male…già gli americani con The Blair Witch Project hanno scopiazzato l’idea di base, ora ci si sono messi anche a casa nostra (Bruno Mattei con Mondo cannibale, ndr). Pensa che questo film (Mondo cannibale, ndr) mi è stato fatto vedere proprio prima di partire per i sopralluoghi nelle Filippine di questo prossimo film e io mi sono ritrovato il mio film! Solo che c’erano dei ridicoli omini con le gonnelline…no, che cosa squallida…e lì ho cambiato il finale del mio nuovo film, perché pure questo doveva finire nella giungla. No, che vergogna. Pace all’anima sua, ma non lo doveva fare.

RG: Io sono dell’idea che il cannibal movie sia un genere fortemente figlio dell’epoca in cui si è sviluppato maggiormente, ovvero gli anni a cavallo tra i ’70 e gli ’80. Lei pensa che oggi un film del genere potrebbe funzionare per un ampio pubblico allo stesso modo di allora?


RD: No. Io all’epoca ho girato un altro film di cannibali, Ultimo mondo cannibale, per il quale mi ero rifatto a una storia vera, quella del figlio di Rockefeller che era precipitato con l’aereo nella giungla del Borneo e qui aveva incontrato i cannibali. Però ora che sono passati 32 anni da quel film, il turismo di massa ha scoperto tutto. Si, alcune popolazioni e zone inesplorate ancora esistono nel Mato Grosso o in Malesia, ma alla fine che racconti al turista? Il turista di oggi ha visto tutto, prima vedeva queste tribù e rimaneva a bocca aperta, oggi per riuscire a stupire è più efficace narrare delle pratiche di cannibalismo metropolitano, che esiste davvero. Come nel caso di quel tedesco che qualche anno fa mise un annuncio su internet in cui cercava qualcuno che volesse farsi mangiare, e qualcuno ha pure risposto! Se una volta queste pratiche avvenivano presso questi popoli per un fatto di cultura, come coloro che mangiavano il fegato del proprio nemico per impossessarsi del suo coraggio, oggi invece si sentono storie di vera follia.

RG: Il cinema italiano di genere oggi sembra particolarmente in difficoltà, forse anche a causa della supremazia della televisione. Lei pensa che riusciremo mai a tornare ai fasti degli anni ’60 e ’70?

RD: Il cinema italiano di genere un po’ è morto a causa della televisione, un po’ a causa della tecnologia. Quando hanno cominciato a fare gli effetti speciali con il computer noi siamo arrivati in ritardo. Poi si sono stancati del computer e adesso vogliono tornare all’originale, al nostro cinema. Chissà adesso che succederà! Sicuramente il primo che farà un film di genere di successo qui in Italia aprirà una nuova strada. Però è molto difficile! Io ho fatto un film poliziesco che si chiama: Uomini si nasce poliziotti si muore, in cui c’è un inseguimento all’inizio che oggi non si potrebbe più fare a causa dei divieti. Bisogna inventarsi nuove cose.
Io ho dei copioni bellissimi che vorrei realizzare, ma è difficile perché non avrebbero un passaggio in televisione assicurato, dal momento che così come li ho pensati verrebbero vietati ai minori di 18 anni. Se non hai la prima serata in televisione è inutile vendere un film perché te lo pagano veramente poco. Dunque è tutto molto difficile, però gli italiani sono sempre stati creativi e molto abili ad inventare i generi. Quando ci sono state le varie crisi nel cinema italiano ogni volta sono finite grazie all’invenzione di un qualche cosa: il primo è stato il western, poi è arrivato Pasolini e ha inventato un vero filone con il Decameron e poi I racconti di Canterbury, c’è stato il thriller all’italiana, il filone sexy, insomma ogni volta si sono inventati un genere…adesso siamo in aspettativa di qualche cosa di nuovo. Però sono spariti tutti i vecchi autori, sono spariti tutti i vecchi registi, tutto sta nelle mani dei giovani. Se i giovani prenderanno esempio dal film Gomorra qualche cosa di buono uscirà fuori, se prenderanno esempio dai film tipo L’ultimo bacio, non tireranno fuori nulla.

RG: Un’ultima domanda. Lei si è cimentato con un po’ tutti i generi cinematografici, inclusi anche molti lavori in campo pubblicitario e nelle fiction tv. A quale genere è rimasto più affezionato?

RD: In partenza avrei preferito fare commedie, perché io sono un comico di natura. Però ho capito che la commedia non era adatta a me perché sarei dovuto essere al servizio dell’attore comico, invece a me piace comandare sul set, dirigere, e l’attore comico non si fa dirigere. Il regista dei film comici è uno che piazza la macchina da presa e dice “Famme ride!”, e il suo lavoro sostanzialmente finisce lì. E quindi ho capito che il ruolo del regista emerge davvero nel film drammatico, d’avventura, di scoperta. Il genere che più mi piace, soprattutto adesso, è quello in cui possiamo inserire Cannibal Holocaust, un genere di film che gli americani, per esempio, non avrebbero potuto fare. Gli americani infatti non amano muoversi troppo, hanno paura di spostarsi dall’America, figuriamoci di girare nei posti sconosciuti!…e io ho sempre optato per andare a scoprire dei posti. Anche quando ho abbracciato la fiction, ho lasciato cose che hanno avuto più successo in seguito, come il Maresciallo Rocca, e sono andato in Costa Rica perché volevo scoprire la Costa Rica, sono andato in Africa per due mesi per fare Sotto il cielo dell’Africa, perché mi piace l’avventura. Quindi il genere avventura è quello che più mi si adatta e mi piace.