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: Intervista a Daniela Catelli :  di Francesco Mirabelli  (16-01-2005)

L'attuale redattrice e autrice di Coming Soon ci commenta la sua passione per il genere horror, le opere da lei scritte, e principalmente il suo famoso libro de “L’Esorcista 25° anniversario

Daniela Catelli nasce a Lucca nel 1958. Inizia a scrivere a fine anni Settanta sulle pubblicazioni del locale cinema d’essai, e a collaborare col Circolo del Cinema di Lucca, uno dei primi in Italia. E’ tra i redattori fondatori della rivista “La linea dell’occhio”, giunta questanno al cinquantesimo numero. Negli anni Ottanta e Novanta inizia le collaborazioni con le riviste di critica cinematografica “Segnocinema”, “Duel”, “Panoramiche”, e le webzine “Halcinema” e “It”. Nel 1996 pubblica per l’editore Theoria il primo libro, “Ciak si trema” - Guida al cinema horror”. Dallo stesso anno entra a far parte dello staff organizzativo del Noir in Festival di Courmayeur, dove lavorerà per 3 anni. L’anno successivo, in occasione del festival, pubblica con Transeuropa “Friedkin” - Il brivido dell’ambiguità”, prima monografia italiana dedicata al regista de “L’esorcista”. Nel 1999 esce da PuntoZero “L’esorcista 25 anni dopo”, ripubblicato nel 2003 all’interno del libro “L’Esorcista, il cinema e il mito”, scritto assieme a Danilo Arona ed edito da Falsopiano. Ha collaborato con saggi a volumi su David Cronenberg, David Lynch e Wes Craven, al “Dizionario mondiale dei registi”, di prossima pubblicazione presso Einaudi, e al volume da poco uscito “Il cinema di Mel Gibson”, Gordiano Lupi editore. Nel 1999, infine, ha vissuto l’avventura della nascita della tv satellitare Coming Soon Television, dove lavora tutt'oggi in qualità di redattrice e autrice.

Mirabelli: Innanzitutto ci dica come e quando è nata la sua passione per il genere horror.

Catelli: Bella domanda! A dire la verità sono sempre stata attratta dai racconti e dalle cose “de paura”. Ricordo di aver visto da bambina in tv, pur senza capirci un granché, il bellissimo Vampyr di Carl T. Dreyer, che mi spaventò tantissimo. Fin da piccola poi mi sono piaciute le storie di lupi mannari. Ma il grande incontro con l’orrore cinematografico nelle sale è stato quello con L’esorcista, che però mi terrorizzò a tal punto che per un pezzo chiusi col genere. La rinnovata passione direi che risale agli anni Ottanta, con l’esplosione del fenomeno splatter e i primi film di Sam Raimi e Peter Jackson. I classici, da George A. Romero e Tobe Hooper, mi duole dirlo ma li ho scoperti solo dopo.

Mirabelli: Inizialmente era più tenuta a leggere libri o a visionare film?

Catelli: Direi a leggere libri. La mia formazione è prevalentemente letteraria, e dunque ho letto tutto quello su cui riuscivo a mettere le mani, dalle ghost-stories di Montague Rhodes James, che consiglio a tutti, ai racconti dei vari investigatori dell’incubo progenitori di Dylan Dog, fino naturalmente a H. P. Lovecraft. Insomma, tutti i must del settore.

Mirabelli: Dove si è ispirata maggiormente per ideare l’eccellente rivista “La linea dell’occhio”?

Catelli: Beh, a dire il vero non sono io che l’ho ideata, ma gli amici del Circolo del Cinema di Lucca, tra cui l’attivissimo Gianni Quilici. L’idea nacque dall’esigenza di offrire la possibilità, in una piccola città di provincia, di presentare nuovi registi che amavamo e che stavano nascendo in quegli anni, tra cui David Lynch, Werner Herzog e gli autori visionari del nuovo cinema tedesco, Paul Verhoeven, attori come Klaus Kinski e film come L’ululato di Joe Dante, che uscì in sordina da noi, ma colpì tantissimo anche i cinefili di provincia. Ovviamente, date le nostre limitatissime risorse, la rivista, quasi pionieristica, ebbe cadenza bimestrale e a tutt’oggi nessuno è pagato per scriverci.

Mirabelli: Tra i libri e saggi che ha steso, qual è stato, a suo parere, il più riuscito?

Catelli: Premetto che sono un’insopportabile Vergine perfezionista e pignola e dunque difficilmente sono contenta di quel che ho scritto, visto che la perfezione, come tutti sapete, non è di questo mondo. Ma se dovessi dire quello che mi è più caro, e che ho scritto con più passione e in meno tempo, perché l’avevo già tutto in testa, è il saggio su William Friedkin. Con questo ho potuto rendere giustizia a un autore ignorato nel nostro paese quando non apertamente insultato. Oggi tutti lo prendono ad esempio, ma la critica nostrana è molto colpevole nei suoi confronti. Purtroppo il libro venne pubblicato in occasione di un festival da un piccolo editore e la distribuzione non è stata quella che avrei desiderato.

Mirabelli: Ci parli adesso del suo primo libro “Ciak si trema” - guida al cinema horror – uscito nel 1996.. Rimase abbastanza soddisfatta dell’esito finale, o si attendeva maggiore riscontro sia a livello di scritto che come numero di copie vendute?

Catelli: Tocchi un tasto dolente, Francesco.  Il libro era stato commissionato, in qualità di appassionati di horror, a me e a un collega. Dieci giorni prima della pubblicazione, il collega in questione consegnò un pasticcio impubblicabile, ed io ebbi il compito di inventarmi ex novo metà libro in poco più di una settimana. Correggemmo le prime bozze la notte prima di andare in stampa, il che spiega la decina di errori e i molti refusi che purtroppo sono rimasti e che gli appassionati sicuramente noteranno. Non ho mai più avuto la possibilità di rimetterci le mani, e mi dispiace molto. E’ comunque il mio libro più popolare, e le vendite non furono malvagie. In seguito Theoria è fallita, e la storia è finita lì.

Mirabelli: Come nasce l’idea di realizzare un documentario di 125 pagine ("L'esorcista - 25 anni dopo), dedicato esclusivamente al film più pauroso di tutti i tempi?

Catelli: Quando scrissi il libro su Friedkin, mi resi conto che il film che mi aveva più segnato, e su cui ci sarebbe stato più da dire in termini di aneddotica e altro, era proprio L’esorcista, penalizzato dalle poche pagine che avevo potuto dedicargli. Al Salone dei Comics di Lucca conobbi poi Edoardo Rosati, co-fondatore della PuntoZero e grande appassionato del film, che mi convinse a scrivere un piccolo libro sul film. Nonostante lo scetticismo iniziale, mi sono divertita moltissimo a farlo. Ho fatto ricorso alle fonti originali, tra cui gli aneddoti che mi aveva raccontato lo stesso Friedkin, più che ai vari libri già pubblicati sul film all’estero, come quello famoso di Mark Kermode. Il complimento più bello che ho ricevuto è che il libro si legge come fosse un romanzo. Ma la storia della realizzazione L’esorcista è un romanzo, né più né meno.

Mirabelli: Ha avuto l’immenso onore di conoscere il maestro indiscusso William Friedkin. Come si è svolto questo incontro? Vi siete incontrati prima o dopo aver scritto il cospicuo libro dettato da grande passione cinefila, "Friedkin - Il brivido dell'ambiguità"?

Catelli: Il caro, grande, simpaticissimo Billy.... no, ci siamo incontrati prima, è stato proprio conoscerlo che mi ha fatto venir voglia di dedicargli un libro. Venne in Italia nel 1994 per presentare Basta vincere, e io lo intervistai per la rivista “Duel”. L’intervista durò un’ora e mezza! Il suo entusiasmo e la sua intelligenza mi conquistarono, e quando uscì Jade, un film che ho molto amato e che era stato al solito frainteso e bistrattato dalla critica, gli scrissi una lettera in cui gli parlavo delle mie impressioni sul film. Conseguenza: una sera a mezzanotte squilla il telefono e una voce femminile mi dice “Hold on. William Friedkin for you”. Dopo poco la sua inconfondibile voce mi sommerge di ringraziamenti e complimenti, taglia corto al mio “mr. Friedkin” intimandomi di chiamarlo Billy, e mi dice che sarà sempre felice di collaborare con me, per qualsiasi cosa. Una delle cose che ha fatto per me, ad esempio, è mandarmi per il libro tutti i suoi film e documentari, anche inediti da noi, in VHS. All’epoca, inoltre, molti film non venivano pubblicati da anni e il dvd ancora non esisteva.

Mirabelli: Che opinioni ha nei riguardi della censura italiana? Non crede sia inammissibile censurare film mandati in onda a tarda ora sulle reti televisive?

Catelli: Io sono in assoluto contraria a qualsiasi forma di censura. Voglio dire, vanno in onda Marzullo, Vespa e le Lecciso e nessuno ha da ridire (su queste ultime sì, va beh) e poi si tagliano scene fondamentali da un film che va in onda a tarda notte. E non solo sulle tv pubbliche o terrestri. Ricordo con orrore una versione di Cruising che durava circa 40 minuti in meno dell’originale, andata in onda su Tele+, canale a pagamento! Ma non solo, si tagliano anche i telefilm, come il mio amatissimo Buffy. Non credo ci sia una soluzione, purtroppo, se non quella di evitare di vedersi certi film in tv.

Mirabelli: Tra gli illustri personaggi che ha incrociato durante la sua carriera da scrittrice, c’è da annotare un’icona del nostra cinema: Dario Argento. In quale circostanza vi siete incontrati?

Catelli: Beh, nell’intervista che feci a Friedkin a un certo punto lui mi raccontò con grande entusiasmo e con mia grande sorpresa, di quanto si fosse emozionato nell’incontrare Dario Argento in un ristorante di Los Angeles, e di quanto adorasse il suo cinema. Dario è sempre stato molto vicino al Noir in Festival, per cui mi venne spontaneo chiedergli una prefazione al libro sul suo grande amico Billy. Lui accettò con entusiasmo, e devo dire che vederli insieme è stata una delle esperienze più divertenti della mia vita. Due grandi visionari nel cinema, due monellacci nella vita!

Mirabelli: Ha collaborato alla concretizzazione di svariati saggi concernenti registi di grosso calibro: David Cronenberg, David Lynch e Wes Craven; Ci dica in forma specifica se quest’ultimi citati prima rispecchiano il suo miglior cinema..

Catelli: Intendi cioè se rispecchiano il cinema che preferisco? Sì, amo moltissimo questi registi, anche se con gli anni trovo che solo David Lynch sia rimasto ad altissimi livelli. Considero Spider un passo falso per David Cronenberg, che spero comunque si rifarà con altri grandissimi film, e mi aspetto una rinascita dal werewolf-movie di Wes Craven, Cursed¸anche se le vicissitudini produttive che ha passato mi preoccupano un po’.

Mirabelli: Sono più di otto anni, oramai, che lavora “diligentemente” per la trasmissione di informazione cinematografica “Coming Soon Television”. Com’è iniziata quest’avventura che l’ha portata ad operare in qualità di redattrice e autrice?

Catelli: L’esperienza televisiva è iniziata un po’ per caso, grazie alla proposta che mi fece all’epoca il collega ed amico Alberto Farina, autore del Castoro su John Landis e di un bellissimo libro sul cinema trash, tra gli altri. Con un proprietario coraggioso Alberto stava cercando uno staff di neofiti della tv ma appassionati cinefili per mettere su una tv di informazione cinematografica “all’americana”. Mi feci convincere e dopo 5 anni sono ancora lì, anche se negli anni, ovviamente, le cose sono molto cambiate.

Mirabelli: Ha progetti per il futuro, sia in ambito di scrittrice che in quello televisivo?

Catelli: Ahi ahi ahi qua casca l’asino! Voglia di scrivere ce n’è ancora moltissima, e anche di sperimentare. Adesso però devo fare i conti con la presenza di una fantastica bambina, e che riduce moltissimo il tempo che posso dedicare a queste cose. Più che una donna a volte mi sembro un’acrobata del circo, per come riesco a giostrarmi i vari impegni. Ma i miei quattro lettori si rassicurino: sicuramente ci sarà un altro libro.