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: Intervista ad Alessandro Pambianco :  di Roberto Giacomelli  (22-08-2006)


R.G.: Cosa ti ha spinto a dirigere “La Notte del mio primo amore” tenendo presente la scarsa considerazione che viene oggi data al genere horror nell’ambiente produttivo italiano?

A.P.: Abbiamo fatto questa scelta produttiva principalmente per due motivi: per prima cosa in Italia si fa poco cinema di genere e molto d’autore, in pratica se vuoi esordire al cinema da regista devi fare un film “autoriale”. Quindi volevamo metterci in gioco con un film dai requisiti più commerciali; è stata una sorta di sfida all’odierno modo di fare cinema in Italia. Poi abbiamo anche considerato il fatto che i film di genere vengono principalmente premiati al botteghino; in fin dei conti importiamo dagli altri Paesi davvero tanti film dell’orrore e la gente li va a vedere, quindi perché non farli in Italia? Poi siamo stati davvero soddisfatti che il film abbia avuto un’attenzione dalla grande distribuzione e ci auguriamo che possa essere il primo di una lunga serie di prodotti dichiaratamente horror destinati al grande schermo.

R.G.: E cosa ti ha spinto a cimentarti con un “teen-blood”, filone estraneo alla tradizione italiana, salvo rarissimi esempi?

A.P.: Volevamo fare un film horror e quindi, per ovvie strategie produttive, ci siamo chiesti quale fosse il genere di film dell’orrore che in questi ultimi anni ha riscontrato più successo di pubblico. Naturalmente i teen-blood! Dunque abbiamo detto: Perché non provare la formula del teen-blood anche in Italia, magari con giovani attori ai quali dare la possibilità di emergere? Detto, fatto.
Poi, comunque, ci siamo messi molto in gioco, perché si sa, il teen-blood non è un genere italiano, nel nostro Paese si ci spinge più verso il giallo/horror alla Bava o Argento. Anche se, bisogna precisare che abbiamo tenuto un punto di contatto con la tradizione italiana, riconducibile soprattutto alla costruzione dei personaggi: spesso negli horror americani di questo tipo i personaggi non sono altro che dei numeri, messi là solo per essere uccisi, apparendo spesso insensibili e quindi poco credibili (muore un parente, un amico e a loro non importa niente!). Nel nostro film le psicologie dei personaggi sono più definite; ci sono l’amicizia e l’amore come sentimenti dominanti: quando la protagonista vede morire i suoi amici non si limita ad urlare e scappare, ma è realmente disperata! Ed è proprio qui che si ricollega alla tradizione giallo/horror italiana: non cadere nella superficialità del cinema di genere americano. Abbiamo preso un genere tutto americano come il teen-blood e lo abbiamo farcito con personaggi del tutto italiani.

R.G.: Ti sei ispirato a qualche pellicola, regista o romanzo in particolare per la realizzazione di “La Notte del mio primo amore”?

A.P.: Omaggi a film ce ne sono sicuramente, ma dalla letteratura non abbiamo attinto. Comunque considera che la sceneggiatura non l’ho scritta io, ho solo collaborato, gran parte del merito va a Germano Tarricone. Prendi in considerazione poi il fatto che la sceneggiatura è stata rimaneggiata diverse volte, siamo arrivati ad averne addirittura otto versioni differenti! Basti pensare che nella prima versione i personaggi di Marina e Andrea non erano presenti!
In quanto all’ispirazione cinematografica, ho cercato di avvicinarmi il più possibile al Carpenter dei primi film, “Halloween” su tutti; cercando dunque di concentrami maggiormente sulla storia e sulla tensione piuttosto che sul sangue e sugli squartamenti, che sarebbero stati fini a se stessi non aggiungendo nulla alla storia. Invece l’attenzione principale è stata data alla dilatazione dei tempi per la creazione della suspense; dunque è stato proprio Carpenter il vero ispiratore. Poi sono disseminati qua e la diversi omaggi, a partire dalla maschera del killer che somiglia molto a quella di Leatherface; la villa in cui si svolge il film l’abbiamo chiamata “Villa Argento”, per omaggiare il regista di “Profondo rosso”. Comunque non volevamo neanche eccedere troppo in questo gioco degli omaggi forzati, per non apparire citazionisti estremi; ma abbiamo fornito piccoli indizi magari riconoscibili solo per coloro che sono veri conoscitori del genere.
Poi in molti hanno cercato di cogliere l’omaggio lì dove non c’era. Lampante l’esempio della figura del killer! Ci hanno chiesto se l’avevamo vestito con un parruccone per somigliare maggiormente a Leatherface, ma in realtà quelli sono proprio i capelli di Lucio Mattioli! Anche il suo modo di comportarsi, silenzioso e molto fisico, vengono principalmente dalla tecnica recitativa adottata dal nostro attore in base alla sua esperienza in campo teatrale e non da particolari scelte effettuate per il film. Inoltre, qualcuno ha colto una citazione dal maglione a strisce di Freddy Krueger nel pail colorato che indossa nel film il nostro killer, ma in realtà quello è un indumento uscito direttamente dall’armadio di Lucio: la costumista l’ha visto e l’ha ritenuto adeguato al film, ma non avevamo minimamente pensato a “Nightmare”!

R.G.: Puoi raccontarci qualche particolare aneddoto riguardante la lavorazione del film?

A.P.: Di aneddoti ce ne sarebbero tanti, ma non sono stati di certo quel tipo di aneddoto di cui se ne può parlare in modo rilassato, poiché, quando si gira in poco tempo e con un budget ristretto come è capitato a noi, raccontare un aneddoto corrisponde a raccontare un contrattempo. Ad esempio, quando abbiamo girato le scene dell’inseguimento nel cortile della villa c’erano temperature che andavano sotto lo zero e Giulia Ruffinelli, la protagonista, era costretta a recitare in abiti leggeri; anche quando viene gettata in piscina…beh, l’acqua era ghiacciata! In tantissimi casi, poi, ci siamo trovati in condizione di doverci adeguare a carenze tecniche (sempre dovute al basso budget) e spesso è stata la scenografa Mariangela Capuano a tirarci fuori dai guai. Un giorno ci è finita la vernice e noi dovevamo comunque ultimare le riprese, così Mariangela ha creato una vernice del tutto identica utilizzando terra e zucchero; oppure la cucina della villa è stata costruita nel vero senso della parola sempre dalla nostra scenografa, che non riusciva a trovare mobili che la soddisfacessero (troppo moderni in genere), così come altri elementi della villa che sono completamente finti, creati da zero.
Molto nel nostro film è stato arrangiato; basta guardare i titoli di coda per rendersene conto, poiché mancano molte figure importanti del cinema tradizionale, i cui ruoli sono stati rivestiti da noi stessi.

R.G.: Sembra che dopo molti anni di buio totale sul genere horror in ambiente italiano, qualche cosa ora si stia risvegliano. Cosa ne pensi del futuro del cinema horror in Italia?

A.P.: Per quanto riguarda la nostra esperienza, ti posso dire che ci è andata fin troppo bene perché non ci saremmo mai aspettati questo tipo di visibilità, addirittura al cinema! Sicuramente comunque ci vorrebbe più coraggio da parte dei produttori, anche perché mi sembra assurdo che se questo genere di film al cinema incassa molto, noi italiani non dobbiamo provarci.
Una cosa davvero molto difficile è trovare una distribuzione. In molti casi ci sono ragazzi che come noi si autoproducono ma poi i loro lavori non riescono ad avere nessuna visibilità, perché non riescono a trovare qualcuno che gli distribuisca il film. Non so, forse il nostro è stato un caso isolato, anche se spero che ci siano molti altri esempi simili al nostro nell’immediato futuro. Noi abbiamo avuto il supporto della Mediafilm, che ha creduto in noi e ha distribuito la pellicola addirittura in 112 copie. Abbiamo usufruito di professionisti con molta esperienza, come nel caso della scenografa Mariangela Capuano, oppure per il fonico Piero Morganti che ha vinto diversi David di Donatello e ha lavorato in passato con Salvadores, Benigni e Virzì, tanto che con la sua esperienza è riuscito a risolvere molti problemi di presa diretta.
L’importante è curare il film sotto tutti gli aspetti: dal montaggio alla fotografia, così da rendere il tutto un prodotto abbastanza credibile da guadagnarsi visibilità anche per la grande distribuzione.

R.G.: E del tuo futuro cinematografico cosa puoi dirci? Hai gia altri progetti in cantiere?

A.P.: Per ora progetti ben precisi per il futuro ancora non ci sono, poiché bisogna vedere come andrà “La Notte del mio primo amore”. Poi stiamo lavorando sul dvd del film, al quale pensavamo già mentre si effettuavano le riprese. Sarà un dvd molto ricco: provini, backstage, making of, interviste agli attori e anche allo staff tecnico, che per qualche strano motivo viene sempre lasciato in ombra nei film.
Altri progetti…per ora ci sono solo idee, molte idee. Comunque abbiamo intenzione di rimanere sul genere horror, sempre se dall’alto ce lo permetteranno!